Come è messa l’Università italiana relativamente a mobilità, squilibri di genere e nepotismo nelle posizioni lavorative?

La risposta emerge da uno studio comparativo recentemente pubblicato su PNAS e ripreso da Nature, condotto da due ricercatori italiani all’estero, il Prof. Stefano Allesina e il post-doc Jacopo Grilli dell’Università di Chicago. Nello studio sono state analizzate differenze nel sistema accademico italiano, francese e statunitense utilizzando una forma molto semplice di dati: elenchi di nomi di professori che lavorano in una determinata istituzione insieme al loro rango, campo di studio e posizione geografica. Questi dati sono facili da ottenere e possono essere usati per dedurne i modelli di mobilità (sono i ricercatori impiegati nella regione in cui sono nati e […]

  • Come rilanciare la ricerca universitaria italiana a livello internazionale?

    L’appello del ricercatore Gabriele D’Uva : “Per provare a internazionalizzare la ricerca italiana e per promuovere il rientro di ricercatori meritevoli abbiamo creato il gruppo ARIE – Associazione Ricercatori e scienziati Italiani all’Estero. Siamo già oltre mille e una buona comunicazione potrebbe ora aiutarci a farci sentire. A tal riguardo, Salvatore Giannella, attraverso il suo portale gratuito e volontario (www.giannellachannel.info), ci ha offerto di dare voce alle nostre esperienze. Pertanto invito tutti i ricercatori italiani che stanno attualmente svolgendo o hanno svolto un periodo consistente all’estero di scrivere una breve lettera (circa 2500 caratteri) che descriva come il percorso all’estero vi […]

  • Perché l’esperienza all’estero è importante per i ricercatori e scienziati?

    Risponde Marco Ruggieri in una lettera aperta nel blog di Concita De Gregorio: “Lavorare all’estero per qualche anno è importantissimo per un ricercatore perché all’esperienza di vita si associa quella di ricerca con altri gruppi, si ha la possibilità di diventare autonomi nella ricerca proponendo e sviluppando le proprie idee, si aumenta la produttività in quanto cresce la rete di collaboratori, si viene a contatto con più temi di ricerca e così via. Rimanendo attaccati al proprio professore non solo si sarà sempre “quello/quella del gruppo del professore/professoressa X” ma il proprio valore non sarà riconosciuto dalla comunità scientifica tanto […]

  • Perchè è importante internazionalizzare la ricerca italiana, in primis l’Università?

    Risponde Gabriele D’Uva in una lettera aperta a Giannella Channel: “Il problema è che la ricerca universitaria in Italia è, con le dovute eccezioni, molto chiusa su se stessa. La mentalità preponderante è quella del mettersi in fila, quindi essere andato all’estero, per assurdo, diventa un MINUS, significa aver perso i contatti e i circuiti giusti, al contrario di quello che accade in tutte le eccellenze estere, dove il periodo di apprendimento all’estero vale come un MUST. In Italia il reclutamento del nuovo personale universitario, così come l’assegnazione di finanziamenti, sono attribuiti con commissioni spesso interne o comunque italiane. Invece […]

  • Estendiamo il nostro network di ricercatori e scienziati all’estero!

    Innanzitutto benvenuti. Stiamo creando un network di ricercatori e scienziati italiani attualmente o con recente esperienza all’estero per facilitare l’internazionalizzazione della ricerca scientifica italiana. Questo network promuove la mobilità dei ricercatori come valore fortemente positivo, parte fondante della diffusione di conoscenze nel mondo globale della ricerca scientifica e del percorso di arricchimento scientifico dei singoli ricercatori. Promuoviamo le relazioni e le collaborazioni tra ricercatori italiani, facilitiamo la diffusione di informazioni riguardanti opportunità varie per la mobilità dei ricercatori dall’Italia all’estero, e viceversa. Vorremmo anche aiutare quei ricercatori che abbiano operato in prestigiosi centri di ricerca o università esteri, facilitando il loro […]

  • Chi sono i “cervelli in fuga”?

    Risponde Gabriele D’Uva in una intervista su Gli Stati Generali: “E’ importante fare chiarezza su questo punto, proprio sulla base dell’esperienza acquisita in centri di eccellenza internazionali. Andare all’estero significa arricchirsi scientificamente, inserendosi in nuove frontiere di ricerca, apprendendo tecnologie all’avanguardia, stringendo collaborazioni e contatti internazionali. Si acquisiscono maturità e autonomia. Pertanto spendere un periodo all’estero è un processo assolutamente fisiologico e formativo. Sono “cervelli in formazione”. Inoltre, la permanenza fisica in centri di ricerca internazionali, consente di osservare, vivere e assorbire le modalità gestionali che sono responsabili del successo di tali centri. Ad esempio, per mantenersi sempre all’avanguardia, il […]

  • Ricercatori all’estero: che ne dite di condividere le vostre impressioni e la vostra esperienza?

    Cari amici e colleghi, ho recentemente condiviso la mia esperienza di ricercatore all’estero e le mie impressioni sulle difficoltà di rientro in Italia in una lettera indirizzata al giornalista Salvatore Giannella (disponibile qui). Come ho cercato di sottolineare, la mobilità è un valore fortemente positivo per i ricercatori, parte fondante della diffusione di conoscenze nel mondo globale della ricerca scientifica e del percorso di arricchimento scientifico dei ricercatori italiani. Il problema è che questo bagaglio raramente ha poi possibilità di tornare in Italia. Sono sicuro che i ricercatori italiani che sono attualmente oltre i confini nazionali hanno piena consapevolezza di […]

  • Cattedre Natta: reclutamento studiosi di elevato merito scientifico per il rilancio dell’Università Italiana

    Si tratta di 500 chiamate dirette di studiosi di comprovato merito scientifico al fine di accrescere l’attrattività e la competitività del sistema universitario italiano a livello internazionale. Nonostante siano state fortemente criticate da una parte dell’Università stessa, riteniamo che costituiscano una misura che, pur migliorabile con correzioni al margine, potrebbe rilanciare l’Università Italiana, magari diventando un tassello stabile di una riforma organica dei meccanismi di reclutamento e non rimanere misura una tantum. Per un’analisi più approfondita, rimandiamo all’articolo di Giorgio Barba Navaretti sul Sole 24 Ore, che ben illustra gli aspetti positivi del decreto. Il decreto originale è scaricabile da qui.

  • Nasce l’Organizzazione Italiana per l’Eccellenza Scientifica. OIES!

    Pensiamo che la ricerca scientifica di alto profilo abbia un ruolo cruciale nel migliorare il tenore di vita e nello stimolare la crescita economica. Stiamo creando una rete di ricercatori, giovani promettenti o già ben affermati, con forte volontà di contribuire allo sviluppo scientifico italiano. Guardando e imparando e (perchè no) copiando da prestigiose università e centri di ricerca internazionali, un prezioso contributo sarà fornito dalle conoscenze e idee di chi ha svolto attività di ricerca all’estero. Vorremmo coinvolgere giovani ricercatori altamente qualificati che abbiano svolto un periodo di ricerca altamente produttivo, portando avanti ricerche scientifiche ambiziose. Vorremmo aiutare quei […]